STABILITÀ: La 4° dimensione dell’eccellenza

'Se vuoi fare un passo avanti, devi perdere l’equilibrio per un attimo.' Click To Tweet

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Oggi ci facciamo aiutare  niente di meno che da Al Pacino per capire l’importanza della stabilità e l’equilibrio in azienda. :-)
Ma prima di iniziare l’intervista, vediamo di capire cos’è questa stabilità e perchè è davvero cosi importante.Qualche settimana fa, abbiamo visto che qualità ed efficienza rappresentano le proprietà intrinseche di un lavoro eccellente, mentre l’efficacia è la sua capacità di produrre un risultato ed è quindi una proprietà estrinseca dei processi.
Pur essendo proprietà importantissime, per riuscire a dare loro una dimensione interessante è necessario contestualizzarle nel tempo.
Possiamo anche avere l’automobile più veloce e performante del pianeta, ma se funziona solo per 10 secondi al mese non andremo molto lontano.
Abbiamo visto conoscendo l’efficacia, che abbiamo a disposizione varie metriche per visualizzarla, ma sicuramente quella più utilizzata è su base tempo.
Se abbiamo un obiettivo da raggiungere in un certo tempo è necessario che tutti i processi che sono stati implementati assicurino il loro funzionamento efficiente e di qualità almeno per il tempo massimo stimato per il suo raggiungimento.
Se parliamo di risorse legate all’elettronica, alla meccanica, entriamo nel mondo dell’affidabilità tecnica e cioè di quella proprietà che possiede il meccanismo di produrre la sua funzione nel tempo con le medesime caratteristiche di riproducibilità, efficienza e qualità.
Generalmente queste caratteristiche sono statisticamente individuate dal costruttore, per cui potremo stimare un funzionamento ottimale durante la vita media di computers, stampanti, automobili, ecc…
Per le aziende che lavorano nel settore dei prodotti, una buona parte dei processi è automatizzabile ed eseguibile da macchine specificamente costruite, cosa che rende il processo produttivo piuttosto stabile nel tempo a meno di problematiche tecniche relative ai processi produttivi.
Nei servizi, l’ 80%  dei processi dipendono dall’uomo e Dio solo sa a quanti  motivi di instabilità egli sia soggetto.
Ma come al solito iniziamo dalle cose “facili”, vediamo cos’è la stabilità in generale.

STABILITÀ SISTEMICA

La stabilità è la capacità che ha un sistema di permanere nel suo stato di equilibrio nel tempo.
Esistono due tipi di stabilità principali:

  • stabilità INTERNA: è la capacità che ha il sistema di mantenersi in equilibrio al mutare delle  sue caratteristiche interne e cioè dal funzionamento degli elementi del sistema e dalle sue relazioni reciproche, dalla sua struttura,  efficienza e qualità
  • stabilità ESTERNA: è la capacità che ha il sistema di mantenere l’equilibrio reagendo a cambiamenti dell’ambiente o comunque provenienti dall’esterno.

Se vogliamo rappresentare il funzionamento dinamico tramite un grafico dove in x c’è il tempo e in y la variabile che rappresenta la caratteristica di funzionamento del sistema, una volta strutturato esso tenderà ad una condizione di equilibrio attraversando due fasi principali :

fasi dell'equilibrio copiaLa zona transitoria è di assestamento, nella quale il sistema modifica il suo assetto di struttura e relazione per giungere ad un equilibrio tra le sue parti interne e l’ambiente esterno.
La zona transitoria può avere un comportamento differente come si può notare in figura, passiamo da una convergenza verso l’equilibrio con una crescenza monotona, ad una progressione più caotica e oscillatoria.
La zona di EQUILIBRIO può essere di 3 tipi:

  • A, E: EQUILIBRIO neutralmente STABILE: il sistema si mantiene in equilibrio anche per sollecitazioni esterne o interne spostando il punto di stabilità, il cambiamento in questa posizione può avvenire facilmente e in maniera controllabile
  • B, D: EQUILIBRIO asintoticamente STABILE: la perturbazione crea un anomalia sistemica che viene compensata in un certo tempo convergendo alla condizione precedente
  • C: EQUILIBRIO INSTABILE: una modificazione delle sue condizioni interne o esterne fa divergere il sistema o lo fa oscillare attorno ad una posizione di equilibrio o lo fa scivolare verso altri punti di equilibrio. Il cambiamento è molto meno controllabile rispetto alla zona A.
  • EQUILIBRO MULTISTABILE: il sistema ha vari punti di equilibrio stabili separati da “salti quantici”bistabilità copia

Esiste un ‘altra condizione in  cui può trovarsi il sistema, LA DIVERGENZA: il sistema si allontana irreversibilmente dalla condizione di equilibrio

2stato.di.equilibrio

STABILITÀ HUMAN BEING

Nel caso di sistemi che hanno anche una funzionalità, come le risorse umane ad esempio, l’equilibrio è relativo alla capacità di mantenere nel tempo la funzione a livelli sufficienti di efficienza e qualità.
Valutare la stabilità di un essere umano è tutt’altro che facile.
La vita di una persona è il risultato del continuo sbilanciamento creato dalla necessità di  soddisfare una serie di bisogni che nel 1954 sono stati classificati dal dr. Maslow :

maslow

Queste vere e proprie forze ci spingono costantemente attraverso il pettine della selezione naturale in un confronto costante con l’ambiente e i nostri simili.
La stabilità è messa costantemente sotto pressione da questi fattori che spingono le persone a cambiamenti graduali e a dei “salti quantici”, incontrando nuove fasi di transizione e nuovi equilibri in una danza dinamica continua.
Ognuna di queste classi definisce un bisogno e genera quindi una forza creando un instabilità che viene compensata eseguendo un certo numero di azioni.
La storia si complica perché tutte queste forze agiscono contemporaneamente interferendo tra loro e sviluppando delle vere e proprie resistenze che creano un omeostasi, cioè un equilibrio dinamico tra quello che vogliamo fare, dobbiamo fare e quello che possiamo fare nell’ambiente con il tempo a disposizione.
Volendo trovare una definizione il più possibile semplice, la stabilità è la capacità che ognuno di noi possiede di mantenere l’omeostasi in seguito a modificazioni interne (bisogni, salute, ecc..) ed esterne (cambi di ambiente, lavoro, ecc..)

PUNTI DI EQUILIBRIO E CAMBIAMENTO

A questo punto iniziamo a portare queste definizioni in azienda.
Quando parliamo di stabilità nelle risorse umane inevitabilmente parliamo di relazione e di reazione al cambiamento interno ed esterno dell’azienda.
Ogni punto di equilibrio corrisponde inevitabilmente ad una serie di caratteristiche nella relazione e nella risposta al cambiamento dei collaboratori:

eq. stabile: questo equilibrio è la classica botte di ferro, anche se nella realtà c’è sempre una soglia oltre alla quale si crea una divergenza o uno scenario di cambiamento per ricadere in un nuovo stato di equilibrio.
Le persone che sono inscatolate in questo equilibrio possiedono la maggior resistenza al cambiamento, hanno relazioni sociali consolidate e ruoli cristallizzati e molto verticalizzati che determinano una grande resistenza alle instabilità indotte dall’esterno.
Questo equilibrio è la maggior fonte di resistenza al cambiamento in azienda.

eq. neutralmente stabile: bassa resistenza al cambiamento
Queste persone sono caratterizzate da grande flessibilità, generalmente sono poco verticalizzati e molto trasversalizzati nelle loro competenze e riescono ad adattarsi facilmente alla nuova situazione, hanno ampie capacità di relazione.

eq. instabile: questa è la posizione più difficile da gestire, l’equilibrio necessita di continui aggiustamenti per essere mantenuto.
La condizione normale è una continua oscillazione attorno ad un punto di equilibrio.
Queste persone sono più abituate al cambiamento perchè lo gestiscono correntemente, la condizione oscillatoria è dovuta ai meccanismi di controllo che agiscono mantenendo una stabilità attorno ad un punto.
E’ il tipo di equilibrio che più realisticamente si avvicina al mercato nella costante sfida nel cogliere opportunità ed evitare minacce.
E’ la condizione di equilibrio più presente nel mondo naturale.

LA STABILITÀ DI UN COLLABORATORE, un approccio pratico

Rappresenta la capacità di il mantenere la sua condizione produttiva (efficacia.efficienza, qualità) e relazionale in azienda nel tempo entro un determinato intervallo.
Senza entrare in un discorso troppo complicato di misura e valutazione cerchiamo di trovare un approccio pratico per valutare la stabilità di un collaboratore.
Generalmente l’approccio più seguito è quello di sottoporre il collaboratore ad un compito straordinario pensato e strutturato per mettere in risalto la sue doti di  qualità, efficienza e relazione.
Il compito deve essere ovviamente attinente alla sua funzione lavorativa e deve essere strutturato in modo tale da mettere sotto pressione gli aspetti del lavoro che sono critici per la realizzazione della sua funzione.
Facciamo un esempio: ad un responsabile potrebbe essere richiesta una verifica delle prestazioni del suo team entro due giorni e verificare nei due giorni successivi:

  1. le azioni che mette in campo per riuscire a preparare la relazione e la verifica.
  2. tempi, modi e organizzazione del lavoro
  3. le modifiche nel suo comportamento relazionale con la direzione, il team e i clienti
  4. riflessi di questa perturbazione sulle normali funzioni operative

Esistono persone che sotto pressione calano drasticamente la qualità, altri non riescono più a gestire correttamente la relazione, altri ancora calano drasticamente l’efficienza, o non riescono a dormire…
A tale proposito vediamo come utilizza la stabilità il diavolo quando sceglie il suo avvocato… ;-)

Lezione magistrale di Al, non c’è che dire… :-)